Il sapere muto mi appare pericoloso,
perché, ammutolendolo sempre più,
finisce per diventare un sapere segreto
che poi deve vendicarsi della propria segretezza.
Elias Canetti
IVO ANDRIC (Dolac 1892 – Belgrado 1975)
Premio Nobel per la letteratura (1961). Dalla sua condizione difficile di intellettuale bosniaco, diviso tra Oriente e Occidente, ha tratto motivi di ispirazione per le sue raccolte di meditazioni liriche e per i suoi grandi romanzi.
Dieci anni dopo la firma degli accordi di Dayton è uscita una nuova guida turistica su Sarajevo, la prima nel dopoguerra. Una guida storico-turistica per una città particolare e unica al mondo, dove culture diverse hanno convissuto in pace per secoli. Purtroppo la memoria storica è selettiva in negativo e anni di guerra finiscono per contare più di decenni di pace. Chi considera il tempo una variabile dipendente dalla propria volontà, scoprirà Sarajevo poco a poco, semplicemente passeggiando e utilizzando tutti e cinque i sensi, oltre che la sua esperienza.
Una ragazza è ricercata dai familiari di un uomo che lei ha ucciso. Si rifugia in un monastero per poi fuggire con un giovane che sta prendendo i voti. Farà una fine tragica. Un fotografo che lavora a Londra torna in Macedonia e viene a conoscere una realtà di conflitto tra due popoli una volta in pace. Il regista è macedone ma è vissuto molto negli Stati Uniti. Viene da un paese dove si produce un film ogni due anni e ha quindi dovuto cercare una produzione inglese. Vive, come il protagonista del suo film, in un paese straniero e come esule vede con maggior obiettività le intolleranze tra macedoni e albanesi.
Gli episodi che si intersecano vengono collegati tra loro in maniera atemporale come già fece Jim Jarmusch in Mystery Train e come ha fatto, praticamente in contemporanea con Manchevski, Tarantino in Pulp Fiction. Attenzione alle facili critiche verso un cinema d'autore mediato dalla tecnica occidentale. Importanti le musiche. Una canzone dei Beastie Boys viene ripetuta più volte per legare temporalmente gli episodi.
Due ragazzini rimasti orfani raggiungono Sarajevo. Accolti da un poeta tenteranno la fuga dalla città assediata.
Mentre un cinico giornalista americano pensa agli scoop che può realizzare, un pietoso reporter inglese, con l'aiuto di una volontaria, porta in salvo da Sarajevo una ragazzina.
Una storia vera che diventa un discutibile film sulla guerra nell'ex Juguslavia. Il film, nonostante le buone intenzioni di Winterbottom, pare un'imbarazzante soccorso cinematografico non alla causa della Bosnia, ma a quella di Blair e dell'orgoglio democratico inglese.
Napoli. Un gruppo di attori porta avanti la propria passione per il teatro nonostante le molte difficoltà. Leo, attore-regista sogna do poter rappresentare "I sette re di Tebe" di Eschilo nell'assediata Sarajevo
Dizdar è un bosniaco che vive a Londra e cerca di essere inglese senza dimenticare le sue origini. Così intreccia alcune storie di mondi e personaggi di diversissima cultura, appunto, portando acqua alla tesi di uno delle sue parti: che la guerra è soprattutto nell'uomo, e non nei paesi. Apprezzato a Cannes.
Nel 1993, durante la guerra in Bosnia, due soldati, Ciki e Nico, uno bosniaco e l’altro serbo, si trovano isolati tra due linee nemiche, nella cosiddetta “ terra di nessuno”. Un casco blu francese cerca di aiutarli contravvenendo agli ordini dei suoi superiori. Nel frattempo i “media” irrompono sulla scena impadronendosi del caso e trasformandolo in una spettacolo mediatico internazionale. La situazione diventa sempre più tesa e i due soldati devono negoziare il prezzo della loro vita nella follia della guerra.
Racconta l’assedio della capitale bosniaca dall’interno, attraverso gli occhi dei suoi abitanti, vicino alla stravolta quotidianità dei tempi di guerra.
Tutto inizia nel 1993 quando, ancora preda dell’incredulità per quanto stava accadendo, il sindaco invita i cittadini a usare ogni mezzo disponibile per documentare la vita di chi da un giorno all’altro si è visto trasformato in un bersaglio. Inizia così la resistenza audiovisiva della città, che vede qualche centinaio di piccole videocamere ronzare contro i cannoni e la potenza propagandistica di Milosevic. Il confronto, impari quanto a volume di fuoco, è simbolicamente importantissimo e utile oggi a ricostruire i confini di una storia troppo rapidamente accantonata.
La notizia del crollo delle torri gemelle non ferma la giovane bosniaca che, come tutti gli 11 del mase, manifesta per l'attentato di Srebrenica.
A Tesanj, in Bosnia, viena annunciata la visita di Bill Clinton. Per l’occasine bisogna far sparire crimine, odio etnico e corruzione.
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